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Michela Murgia: pensiero, voce, eredità

8 marzo 20264 min di lettura

Una voce radicale e generativa che ha accompagnato il percorso di Pagine Sorelle: da Accabadora a Ricordatemi come vi pare, l’eredità viva di Michela Murgia.

Parlare di Michela Murgia significa, inevitabilmente, attraversare un territorio che non è soltanto letterario, ma profondamente politico, etico, esistenziale. Per molte delle donne di Pagine Sorelle, Murgia non è stata soltanto un’autrice, ma una presenza, una guida, una figura capace di nominare ciò che spesso resta implicito, di rendere visibile ciò che il linguaggio comune tende a nascondere o semplificare.

La sua è stata una voce radicale nel senso più autentico del termine: capace di andare alla radice delle questioni, senza indulgere mai nella superficialità o nella retorica. Il suo impegno sociale, sempre lucido e mai accomodante, si è costruito nel tempo attraverso una pratica costante della parola, intesa come strumento di responsabilità. Murgia non ha mai scelto il silenzio, nemmeno quando il contesto lo avrebbe reso più conveniente; ha abitato il conflitto, anche a costo di esporsi a critiche, fraintendimenti, ondate di dissenso. E proprio in questa capacità di restare salda nel proprio pensiero, anche nelle posizioni più scomode, si riconosce una delle sue eredità più preziose.

Il suo pensiero, spesso definito divisivo, è in realtà profondamente generativo: non cerca consenso, ma consapevolezza. Non offre soluzioni facili, ma strumenti per interrogare il reale. È un pensiero che ha aperto mondi, che ha dato parole a esperienze diffuse ma non sempre riconosciute, che ha contribuito a ridefinire il modo in cui molte donne — e non solo — si percepiscono all’interno delle strutture sociali e relazionali.

All’interno del percorso di Pagine Sorelle, Michela Murgia è stata, in questo senso, una presenza costante, quasi una madrina simbolica. I suoi libri, i suoi interventi pubblici, ma anche i suoi progetti audio — come il podcast Morgana, realizzato insieme a Chiara Tagliaferri — hanno accompagnato e arricchito le letture, offrendo chiavi interpretative nuove e spesso spiazzanti. Attraverso quelle conversazioni, molte figure femminili — letterarie e reali — sono state rilette alla luce di una complessità che raramente trova spazio nei racconti mainstream.

Tra le opere più significative lette e condivise, Accabadora occupa un posto centrale. Romanzo vincitore del Premio Campiello, rappresenta uno dei vertici della sua produzione narrativa, capace di coniugare dimensione intima e riflessione etica. Ambientato in una Sardegna arcaica e sospesa, il libro racconta la storia di Maria, una "figlia d’anima", affidata a Bonaria Urrai, figura enigmatica e potente, custode di un sapere antico legato al fine vita. Attraverso questa relazione, Murgia affronta temi complessi come la maternità non biologica, la cura, il confine tra vita e morte, senza mai cedere a semplificazioni morali. Il risultato è una narrazione densa, stratificata, capace di generare un consenso quasi unanime tra le lettrici, proprio per la sua capacità di parlare a livelli diversi, emotivi e razionali.

Diverso, ma altrettanto significativo, è Tre ciotole, testo breve e incisivo che si colloca negli ultimi anni della sua vita. Qui la scrittura si fa ancora più essenziale, quasi scarnificata, e si concentra su un’esperienza di rottura — una malattia, una perdita, un cambiamento radicale — raccontata attraverso tre momenti simbolici. È un libro che lavora per sottrazione, che affida al non detto una parte fondamentale del suo significato, e che proprio per questo riesce a toccare corde profonde.

A chiudere idealmente questo percorso si colloca il suo libro postumo, Ricordatemi come vi pare, pubblicato dopo la sua scomparsa. Un testo che si presenta come una riflessione intima e insieme politica sul tema della memoria, dell’identità e della libertà di autodeterminarsi fino all’ultimo. In queste pagine, Michela Murgia affronta con lucidità e coraggio il rapporto tra vita e narrazione, rivendicando il diritto di essere ricordata non secondo una versione univoca e pacificata, ma nella complessità delle sue contraddizioni, delle sue scelte, delle sue molteplici forme.

È un libro che si muove sul confine tra il personale e il collettivo, tra il racconto di sé e la costruzione di un discorso più ampio sulla rappresentazione, sulla memoria pubblica e sui dispositivi che tendono a semplificare le esistenze. Murgia, anche qui, rifiuta ogni tentativo di riduzione: non offre una sintesi conciliatoria, ma apre uno spazio di possibilità, in cui il ricordo diventa atto politico, scelta consapevole, gesto di libertà.

Ne emerge, con ancora maggiore forza, il profilo di un’intellettuale che ha attraversato molte vite — personali, professionali, politiche — senza mai lasciarsi definire una volta per tutte. Una figura che ha costantemente messo in discussione le categorie rigide, che ha sfidato i sistemi che tendono a normalizzare e comprimere le differenze, e che ha offerto, attraverso la parola, strumenti per immaginare alternative.

L’eredità di Michela Murgia, allora, non si esaurisce nella sua opera, ma continua a vivere nei luoghi in cui il suo pensiero viene accolto, discusso e trasformato. Pagine Sorelle è uno di questi luoghi: uno spazio in cui le sue domande restano aperte, attraversano le conversazioni, alimentano il confronto e diventano pratica condivisa.

E forse è proprio questo il segno più autentico di un’eredità viva: non chiudersi mai in una forma definitiva, ma continuare a generare senso, relazioni, possibilità.

  • Michela Murgia
  • Accabadora
  • Tre ciotole
  • Ricordatemi come vi pare
  • letteratura

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